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Accidenti a me e a quando sono andato in Cloud!

I retro-pensieri non esplicitati di un CIO

Carmelo Cornacchia Giugno, 2020
Accidenti a me e a quando sono andato in Cloud!
Mi hanno detto: bisogna farlo, si abbattono i costi, tutto è più flessibile, sono più facili gli accessi, finiscono i problemi di spazio, di allocazione risorse, di potenza di calcolo, i sistemi sono più affidabili, e bla bla bla…

Quando ci ripenso mi dico: “Accidenti a me e a quando mi sono fatto convincere!!!”

Un po’ di cose me le avevano dette, ma quante ne ho dovuto scoprire da solo! E speriamo sia finita! Anche se qualche dubbio che ancora non sia finita ce l’ho.
Mi ritrovo a fare un sacco di cose in più, a dover pagare fior di quattrini i consulenti quando prima eravamo completamente autonomi e i miei sistemisti facevano tutto. Soprattutto avevamo il pieno controllo e governavamo molto bene l’infrastruttura. E, come se non bastasse, adesso le persone si sentono poco adeguate e perdono motivazione.
E poi penso alle applicazioni che per farle funzionare vanno prese a martellate. Quando chiedi qualcosa agli sviluppatori, questi rimangono a bocca aperta, senza sapere cosa rispondere né che pesci prendere. La risposta tipica è che l’applicazione è sviluppata correttamente e che rispetta le specifiche (il fatto è che questo è anche vero, se si pensa a quando sono state sviluppate). Chi è più lungimirante mi dice che ci vogliono altre competenze. Ma in ogni caso, giù di martellate!!!
Telefonate e call conference continue con i provider, con i fornitori, con i sistemisti e gli sviluppatori. E le riunioni…infinite e inconcludenti. Si trattano sempre gli stessi argomenti. E alla fine come si risolve? A martellate!
Per non parlare degli “shampoo” che mi arrivano dall’alto. "Ci fate perdere business! Fate qualcosa! Chiedete sempre budget extra e non risolvete mai i problemi! Siete degli incompetenti!"
Accidenti a me!!!
 

La migrazione in Cloud spaventa, ma non tutto è perduto

Povero CIO! Come non comprendere le sue difficoltà.
Evidentemente non è stato ben informato. O meglio, è stato ben informato sui benefici - che sono veramente difficili da contestare ed effettivamente ci sono – ma ha sottovalutato che l’approccio da seguire non è più quello tradizionale e che bisogna attrezzarsi in tempo per gestire le problematiche che possono scaturire dall’utilizzo di un’infrastruttura in Cloud.
Serve un approccio e una forma mentis diversa, un po’ come quando si è passati dalla programmazione tradizionale a quella ad oggetti. Le cose da fare sono sempre le stesse (progettare, sviluppare, testare e rilasciare il software), ma se si sbaglia l’approccio ci vuole un attimo ad “incartarsi”.
Perché possano “andare in Cloud” efficacemente, le applicazioni devono essere sviluppate in modo diverso e quelle esistenti devono essere adeguate al cambio di tecnologia.
Non si può prescindere dai concetti quali container, orchestrator e programmazione a micro-servizi; tecnologie come - ad esempio - Docker, Kubernates e Jenkins sono essenziali. L’approccio “filosofico” di sviluppo e rilascio che li contraddistingue è ben diverso da quello tradizionale.
Un’applicazione “tradizionale” deve essere adeguata a questi concetti prima di essere portata in Cloud, altrimenti – povero CIO! – i disagi rischiano di essere ben maggiori dei benefici.
Non è un caso che molti adottino architetture ibride con programmi ben definiti per il “passaggio a regime” in Cloud di tutta l’infrastruttura. E magari decidano (a ragion veduta) di non portare tutto in Cloud. Infatti mainframe, sistemi legacy e applicazioni centralizzate esistono ancora e sono tuttora utilizzati. Difficile pensare di poterli dismettere: gli investimenti necessari per la trasformazione sono significativi. Addirittura a volte sono così poco documentati che la decisione è: meglio non toccarli. Le logiche di sviluppo e rilascio con le quali sono state implementate le applicazioni sono troppo distanti dal nuovo approccio che è necessario adottare. Implementare un’infrastruttura Cloud effettivamente porta a semplificazioni e ad un abbattimento di costi, ma questo non può e non deve comportare costi a regime più elevati.
 

La luce fuori dal tunnel

La soluzione? Semplice, basta acquisire competenze adeguate a questo nuovo paradigma.
Come? Cambiando l’approccio. Far capire che si rilascia non solo un’applicazione, ma anche le risorse che servono a farla funzionare. Serve soprattutto un cambio di mentalità. È questo il vero scoglio da superare. Povero CIO! È comprensibile quello che sta passando. Adesso gli serve un programma strutturato per la migrazione, anche se nel frattempo deve continuare a martellare.
Avete questo tipo di problemi? Possiamo aiutarvi.

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